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Il
Carnevale a Domodossola è una festa molto sentita, che coinvolge tutta
la cittadinanza e anche i paesi delle valli.
E'
tradizione, nella domenica che precede il martedì grasso, commemorare il
matrimonio tra il Togn e la Cia, le maschere domesi. Il Togn della Motta
e la Cia di Briona, vengono rappresentati di anno in anno da due giovani
domesi, e, alla presenza del “Sindaco” e di tutte le autorità cittadine,
sfilano in corteo per le vie della città, seguiti da carri allegorici,
bande musicali, maschere e quanto di più satirico e umoristico si può
immaginare, con la partecipazione anche di gruppi folkloristici e
sbandieratori.
Il
corteo si snoda tra due ali di folla festante, che partecipa ai
festeggiamenti nel ludibrio generale, per terminare nella centralissima
Piazza del Mercato, dove infine viene celebrata la cerimonia nuziale
alla presenza dei dignitari (tutti rigorosamente mascherati con costumi
d'epoca). E finalmente può avere inizio la distribuzione di “pulenta e
sciriuj” (polenta e salamini), dal palco allestito nei giorni
precedenti, dove enormi paioli su braci fumanti, vedono all'opera i
“pulentat” che preparano fin dal mattino la polenta e i salamini
nostrani caldi, succulenti e saporiti.
Le
strade, ricoperte da uno strato di coriandoli, tornano a riempirsi nel
pomeriggio di martedì grasso, dove, sempre dal palco ha luogo
l'estrazione per la lotteria di carnevale, dove, sciami di bambini in
maschera fanno da cornice alla folla festante che assiste
all'estrazione.
I giorni dei festeggiamenti sono
solamente la coda del carnevale domese, che in effetti ha inizio dalla
settimana precedente, con i personaggi mascherati che ogni giorno girano
per le vie, facendo visita a tutti i commercianti, presentando i futuri
sposi a tutta la popolazione.
Ed in quei giorni la trepidazione cresce
attendendo l'uscita, prevista per la domenica mattina, del mitico “TAVAN”,
il giornale satirico di Domodossola dove vengono presi in giro, a suon
di battute, i cittadini più in vista del mondo politico, sociale e
culturale, al motto di “Pingo non pungo”, e tra l'ilarità generale,
ognuno spera di non essere stato fatto vittima della satira locale. |




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